Ieri sera è stata presentata la manovra economica del nuovo governo Monti. Sono stati due i fattori di novità che ho potuto registrare:
1) finalmente un governo presenta questo provvedimento, così importante per la vita della Repubblica, con una certa chiarezza, senza relegare la comunicazione delle misure economiche a patinate conferenze stampa tra "nuvole" e cieli azzurri, com'era tipico dei precedenti governi;
2) le lacrime della Fornero. Alcuni malpensanti hanno visto in quel gesto una "fictio". Io non credo che fossero finte quelle lacrime ma sicuramente frutto dell'enormità del concetto che si stava apprestando ad esprimere in quel momento.
Ho già commentato, anche abbondantemente, ieri sera "a caldo" lo stile dei nostri nuovi governanti, sicuramente lontano anni luce dalla politica sguaiata dei (giustamente) disonorevoli politicanti italici.
Se provo ad entrare nel merito delle misure adottate, però, le note positive per questo governo si azzerano drammaticamente.
Delle tre parole abusate negli ultimi giorni "lacrime", "sangue" e "equità" il governo si è drammaticamente dimenticato dell'ultima.
È proprio vero, dunque, che in Italia, più di ogni altra, una cosa è certa: le tasche degli Italiani sono sempre le stesse.
A prima impronta, la manovra presentata ieri sembra ripercorrere sempre lo stesso solco, in alcuni tratti approfondendolo pure, della politica economica degli ultimi 15 anni. Non mi aspettavo di certo niente di nuovo, ma questo governo, a quanto pare, sembra eccellere proprio per l'iniquità.
Le lacrime della Fornero, perciò, erano più che giustificate e sicuramente autentiche, vista la vigliaccata che si intende perpetrare nei confronti dei pensionati. La chiamo vigliaccata e non semplicemente misura iniqua, perché egual sacrifici non sono stati chiesti a chi i soldi li ha. Le misure nei confronti dei patrimoni scudati, delle barche e delle auto di lusso sono un semplice palliativo rispetto a quante volte un pensionato medio-basso deve pagare questa manovra: deindicizzazione della pensione, pagamento dell'ICI/IMU, rivalutazione del 60% della rendita catastale e aumento dell'IVA al 23% a partire da settembre 2012. È solo un piccolo esempio, sicuramente non completamente esauriente, di quanto possa pagare questa manovra un cittadino qualsiasi.
Dove sono le misure sull'IRPEF per i redditi medio alti (dai 150 mila euro in su)?
Dove sono le stangate che ci aspettavamo contro gli evasori fiscali?
Quali misure saranno varate per la crescita, oltre ad una pallida reintroduzione dell'incentivo sul reinvestimento degli utili in azienda? E che fine ha fatto l'occupazione giovanile?
E infine: dove sono i tagli alla politica? Ho apprezzato l'intento di Monti di rinunciare allo stipendio da Presidente del Consiglio ma francamente mi sarei aspettato anche qualcosa di serio a carico dei parlamentari. I probabili, neanche certi, tagli ai vitalizi degli ex parlamentari sono solo l'eliminazione di una nefandezza tutta italica.
In verità non mi aspettavo grande equità da questo governo: l'equità, per definizione, è propria della politica, non certo della fredda tecnica. La responsabilità politica di questo disastro sociale è sicuramente anche, quindi, del precedente governo che tra festini e pinzillacchere non ha pensato al bene dell'Italia ma solo alla difesa ad oltranza delle forti corporazioni nostrane.
C'è un fattore di novità, però, oggi: l'opinione pubblica si è svegliata e la voglia di capire, di interpretare e di proporre si accompagnerà, inevitabilmente , alla voglia di lottare, ad ogni livello e, ahimè, forse anche con ogni mezzo.

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