Ore 13.13: il Prof. Monti ha sciolto la riserva a formare un nuovo governo, incarico affidatogli nei giorni scorsi dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Non intendo esprimere considerazioni circa i singoli neo ministri, poiché credo che debbano essere giudicati nelle prossime settimane rispetto a ciò che sapranno mettere in campo. Sicuramente questo governo dovrebbe brillare per competenze e “titoli”: il neo premier Monti ha, infatti, attinto largamente dal mondo accademico e dagli alti Uffici statali per la composizione della sua squadra di governo. Non posso esimermi dal notare e dal far rilevare come il Prof. Monti appaia una persona perbene, garbata e seria, caratteristiche sicuramente assenti nel suo predecessore e che spesso sono propedeutiche rispetto ad altre come la competenza e l'onestà intelletuale. Infine, apprezzo ad istinto la presenza, inedita, nei dicasteri cardine dell'esecutivo neonato di tre donne, scelte per il bagaglio culturale e professionale e non per altre doti...
Un pensiero, negativo, lo rivolgo, però, ai partiti. Avevo auspicato nei giorni scorsi una partecipazione diretta dei segretari di partito nel nuovo esecutivo. Ciò non è avvenuto, pare, per i veti incrociati dei due maggiori competitor politici, Pdl e Pd. Monti, dunque, sembra quasi una sorta di Amministratore “esterno” di un condominio assai litigioso, formato per l'appunto dai partiti. La differenza sostanziale, però, che passa tra i partiti ed i condomini “litigarelli” è la seguente: se i condomini assumono come una “facoltà” il proporsi come Amministratori (non essendo loro attribuibile alcun obbligo ad amministrare ma solo a comportarsi da condomini leali) i partiti, per vocazione costituzionale e per “oggetto sociale”, se così vogliamo definirlo, sono obbligati a portare al cospetto dell’elettorato un’idea di come governare l’Italia. I condomini, in pratica, nel momento in cui diventano Amministratori assurgono ad un ruolo che sembra un plus rispetto al loro status di condomini; i partiti, di contro, dovrebbero essere sempre pronti a rispondere in maniera affermativa di fronte alla necessità e/o alla possibilità di Amministrare la cosa pubblica, altrimenti non hanno motivo di esistere. Se Monti riuscirà ad arrivare al 2013 e a governare, quindi, per un anno e mezzo, anche con maggioranze parlamentari mutevoli di volta in volta a seconda dei provvedimenti adottati, mi domando, che ruolo potranno avere gli attuali dirigenti di tutti i partiti alla prossime elezioni? Se, quando sono stati chiamati dalle circostanze contingenti, non hanno saputo assumersi le responsabilità per le quali esistono, per quale ragione potremmo votarli al momento richiesto? Credo che con il governo Monti, quindi, siano state assodate due importanti verità:
1) l’Italia è retta da una democrazia parlamentare solidissima che trova gli antigeni per rispondere a qualsiasi virus dittatoriale o di incompetenza colpevolmente diffusa di una classe di governo (caratteristiche peculiari del defunto esecutivo Berlusconi e non solo);
2) l’attuale classe politica nazionale, da qui a un anno e mezzo, dovrebbe RESPONSABILMENTE lasciare spazio a forze nuove, giovani, non per l’anagrafe, ma perché incontaminate da ataviche resistenze ideologiche e personali che poco hanno a che fare con la realizzazione del bene comune, missione assoluta della Politica. Chiudo con due auspici e cioè che il governo Monti riesca a ripristinare, oltre che un certo equilibrio nella finanza statale, anche un clima sinceramente democratico in cui possano ridefinirsi i caratteri del rispetto reciproco, tra cittadini in primis, e nel quale venga fissato saldamente come faro d’orientamento delle scelte politiche finalmente l’interesse pubblico, così come in più parti prescritto dalla nostra Costituzione.

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