*Stralcio del mio intervento introduttivo al convegno "Infiltrazioni e non solo: la legalità come fondamento di democrazia" Centro Sociale Bellizzi - 04.03.2011
“Il tema che sarà trattato nel dibattito di questa sera è di quelli che si definiscono “scomodi”, specialmente quando ci si trova nel bel mezzo di un territorio, qual è la piana del Sele, letteralmente infestato dalla criminalità organizzata, qui definibile altresì camorra.
Il problema delle infiltrazioni camorristiche nelle pubbliche amministrazioni, però, deve essere affrontato con un certo laicismo culturale, senza, cioè, farsi prendere la mano dalle pulsioni del momento, dalla rabbia di un recente atto criminoso o dalla foga di voler debellare il fenomeno immediatamente. La lucidità del pensiero può soccorrere gli occhi che vogliono guardare lontano.
Innanzitutto bisogna essere consapevoli del fatto che la camorra direttamente od indirettamente vive in mezzo a noi. Al di là della provocazione di maniera, intendo dire che il sistema camorristico non è altro se non la sommatoria di tutti quei singoli e, se vogliamo, insignificanti comportamenti che ognuno di noi si è trovato o a realizzare o comunque ad avallare.
La camorra, diversamente dalla mafia, è un qualcosa strettamente correlato con il vivere quotidiano del popolo. Non è un caso se, per indicare un guadagno illecito o comunque truffaldino, nel gergo dialettale si usa l’espressione “fare la camorra”.
La camorra, insomma, più che un’organizzazione verticisticamente strutturata è un modo di vita se non, in certi casi, addirittura uno status sociale. Se utilizziamo questa chiave di lettura per declinare ogni nostro ragionamento intorno alle faccende di criminalità organizzata che infestano il nostro territorio, si possono scorgere numerose altre differenze rispetto alla mafia.
In un libro del saggio studioso Isaia Sales, Le strade della violenza, si metteva in luce una delle differenze sostanziali tra mafia e camorra consistente nel particolare ruolo che le donne assumono in quest’ultima forma di organizzazione criminale. La compagna del camorrista, ad esempio, è sempre pronta a prendere in mano il timone degli affari del boss che per una qualche disavventura (carcere o morte) non può più assolvere ai suoi doveri di capo. Nel sistema mafioso, di contro, non sarebbe mai permesso ad una donna di tenere in mano le redini di una qualsivoglia organizzazione, per quanto piccola essa possa essere.
Tuttavia, a ben vedere, una simile differenziazione si riscontra anche ad un livello più elevato di gestione del potere del clan. Mentre la mafia, infatti, interloquisce con la politica avendo bisogno comunque di un rappresentante esterno, la camorra spesso si basa su esponenti politici che sono contestualmente elementi endogeni al clan: sono essi stessi i capi del “sistema”. Avendo, dunque, come riferimento il vissuto quotidiano del popolo, la camorra non ha bisogno di intermediari per raggiungere i vertici della politica ma essa stessa la fa con propri esponenti e direttamente.
Per questa ragione, perciò, il problema delle infiltrazioni camorristiche nelle pubbliche amministrazioni è particolarmente pressante nella nostra regione, laddove, cioè, la malavita preferisce auto organizzarsi in maniera diretta piuttosto che delegare ad altri la gestione del potere politico. Ovviamente l’attenzione non può che ricadere su tutte quelle norme sostanziali e processuali che tendono a salvaguardare la legittimità degli appalti pubblici come anche del voto amministrativo. Lungi dall’essere complicati orpelli giuridici, tutto l’ “armamentario” di formalismi (direbbero alcuni…) che circonda la legittimità del voto è un male necessario per garantire la totale estraneità della criminalità organizzata dall’espressione del principale strumento di democrazia a disposizione del cittadino: il voto, appunto.
Ogni voto amministrativo, insomma, affinché possa definirsi "pulito" oltre ogni ragionevole sospetto, deve essere interamente ed indubbiamente regolare. Per questa ragione il PD di Bellizzi apprezza e sostiene con forza la battaglia di legalità che alcuni cittadini di Bellizzi stanno portando avanti da ormai due anni pur scontrandosi, com’è evidente, con palesi e pressanti interessi personali-imprenditoriali, non si sa fino a che punto legittimi e, per quel che ci risulta, già oggetto di attenzione della Procura della Repubblica (vedi, ad esempio, variante normativa P.i.p.)”.

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