giovedì 15 luglio 2010

Pensieri congressuali in attesa del PD di domani...


Da domani sera la federazione provinciale di Salerno conoscerà un nuovo organigramma organizzativo derivante dalla celebrazione del congresso provinciale.
Rispetto all’epoca in cui fu eletto il gruppo dirigente attualmente ancora reggente molte cose sono cambiate: allora si governava la Regione, la Provincia e buona parte dei Comuni del salernitano. Inoltre la sconfitta nazionale del nostro partito era ancora recente e venivamo da quasi due anni di governo, seppur abbastanza tempestosi.
La strategia da mettere in campo in questa tornata congressuale, perciò, deve necessariamente essere diversa da quella impostata per tutti gli altri congressi precedenti. Bisogna guardare ad altri orizzonti, cogliere nuove sfide e suscitare entusiasmi più pragmatici e legati alla situazione contingente.
Chi mi conosce sa quanto io sia più uomo d’azione che di filosofia, perciò cerco di arrivare subito al punto principale.
In questo momento storico in cui il Partito Democratico nazionale non brilla di certo per spirito di iniziativa (mi verrebbe da dire di “alternativa”), in cui questo stesso partito si è trasformato in una guerra di bande a livello periferico, avrei auspicato una candidatura realmente unitaria per la segreteria provinciale. L’avrebbero imposto, come già detto, il momento storico, l’opportunità politica e, soprattutto, uno spirito di reciproco sostegno che sorge naturale dopo una vicenda massimamente negativa qual è stata, nel nostro caso, la perdita in rapida successione di pressoché quasi tutti i livelli istituzionali di riferimento.
Ciò che colpisce, invece, è il tentativo da parte di una compagine variegata di quadri dirigenti di ragionare ancora con logiche tipiche di un Partito che governa, amministra e gestisce. Il dato veramente bizzarro è sicuramente la profonda eterogeneità di questo pezzo del Partito del Partito Democratico salernitano: da una parte, personalità forgiate nel potere e dallo stesso logorate, dall’altra i cosiddetti “nuovi”, neofiti della prima ora, vergini e puri (non si sa se per scelta o per necessità) rispetto alla melassa del potere, persone che si presentano con la faccia dell’uomo comune ma che cercano, come i più datati ed ambiziosi iscritti al nostro Partito, solamente un “posto al sole”. Questa parte del PD salernitano a cui ho fatto riferimento è la stessa che ha lavorato nelle ultime settimane a dividere anziché unire, a demarcare invece che amalgamare, contarsi piuttosto che partecipare. Lancio un monito: credo che alcune di queste personalità che cercano di quantificare, con l’occasione del congresso provinciale, il reale potenziale del loro apparato organizzativo stiano mirando a tutt’altro rispetto che alla dirigenza del PD. Forse alcuni di loro, ma mi farà piacere constatare che mi sbaglio, sta pensando di poter “prescindere” dal PD e scegliersi la collocazione partitica più consona ad una loro personalistica aspettativa di gestione del potere… Ripeto, mi auguro sinceramente di avere torto marcio.
Francamente condivisibile è lo spirito che alimenta un’altra parte importante del Partito che, quasi in segno di protesta, mira ad attestare una posizione di critica alla modalità politica dello svolgimento del congresso provinciale, dichiarando e proponendo l’astensionismo. Ho sollevato più volte, ed anche nelle sedi opportune, le mie perplessità, che erano del resto quelle di tanti, di celebrare un congresso provinciale, previo espletamento dei congressi di circolo, a metà luglio. Il periodo dell’anno in questi casi non può assumere una veste secondaria visto che irrimediabilmente inficia qualsiasi tentativo plausibile di confronto politico. Un congresso dovrebbe essere partecipato per potersi definire tale: la pressione continua  che, di contro, le dirigenze sovra comunali hanno impresso ai coordinatori dei circoli (campagne elettorali in totale solitudine con materiale anche autoprodotto in molti casi, congressi plurimi e consequenziali, guerre “fratricide” e ”parricide” subite…) ha prodotto un’inevitabile atrofizzazione del pensiero in questa fase. Questo aspetto appare ancor più drammatico se solo si pensa che fra qualche mese il Partito Democratico di Salerno si giocherà tutto (credibilità e prospettive) nella battaglia amministrativa che dall’altra parte vede schierata, forse per la prima volta, una destra agguerrita ed estremamente reazionaria tesa più all’annientamento dell’avversario-nemico che semplicemente alla vittoria.
In questo quadro, quindi, pur condividendo l’ “umore”, se così vogliamo definirlo, dei firmatari del documento che invita all’astensionismo, non sono d’accordo sul metodo: come diceva il grande Gaber “la libertà è partecipazione” e sicuramente il non-voto appare come l’esatto opposto del partecipare.
Tenendo ben presente queste considerazioni, ho quindi deciso di sostenere attivamente la candidatura di NICOLA LANDOLFI, persona preparata, giovane, pur con un’esperienza di partito di lungo corso alle spalle e che penso abbia in questo momento l’idea di Partito più vicina alla mia. Il mio ruolo è quello di capolista nei collegi 6-7 Battipaglia-Bellizzi-Mont. Pugliano della lista (unica, si noti) a sostegno di Landolfi.
Auspisco comunque che alla fine di questa tornata congressuale si riesca a lavorare insieme senza l’ossessione del correntismo e le attestazioni di posizioni di spocchia se non addirittura di inutile e leziosa irriverenza che ci hanno caratterizzati negli ultimi anni. Rispetto ogni altra scelta e ripeto a chiunque me lo stia chiedendo in questi giorni che sarò a piena ed incondizionata disposizione del segretario provinciale che uscirà vittorioso da questa competizione, condizionata certo, ideologicamente atrofizzata sicuramente, ma pur sempre democratica.
Ringrazio tutti coloro che hanno avuto la pazienza di leggere quanto sopra scritto soprattutto se in disaccordo con le mie idee.

Nessun commento:

Posta un commento