
Bel film!
Il regista, Giuseppe Tornatore, è garanzia di bravura e di eccelsa visione prospettiva dell'excursus storico oggetto della rappresentazione. Ottime le musiche firmate da quel grande artista che è Ennio Morricone. Il cast è d'eccezione: citando solo alcuni si ritrovano Vincenzo Salemme, Monica Bellucci, Michele Placido, Ficarra e Picone, Laura Chiatti, Leo Gullotta ed altri che forse in questo momento mi sfuggono.
La trama è ambientata in un paesino siciliano ( che dal titolo e dai luoghi dovrebbe essere riconducibile a Bagaria ) a partire dagli ultimi anni della seconda guerra mondiale e per quasi un cinquantennio sino ad arrivare ai giorni nostri con un artifizio artistico molto gradito e che non vi toglierò il gusto di scoprire andando al cinema.
Il film dura quasi 3 ore ma scorre con facilità e senza rallentamenti eccessivi se non nei momenti topici della storia.
Il quadro storico-politico che il regista compone è molto fedele alla realtà dei fatti se non per 2 eccezioni che mi avvio a sottolineare.
La prima riguarda il ritratto, alcune volte addirittura grottesco, fatto dei comunisti: sembrano tante persone senza nè arte nè parte, eternamente immersi nell'agone politico ma mai reali protagonisti delle loro esistenze. Mi rendo conto che in un momento storico (quello odierno) in cui comunista è divenuto, grazie al nostro "illuminatissimo" premier, sinonimo di "fetenzia" ,direbbero a Napoli per cui questa rappresentazione rischia di trovare parecchi (ingiusti) seguiti; ma in quel determinato periodo, all'indomani della conclusione della seconda guerra mondiale e, soprattutto, con ancora presente la visione dei partigiani che combattono e vincono contro i fascisti, francamente a me è sembrata un pò approssimativa e fragile.
Altro punto dolente è la scarna rappresentazione della mafia spesso confusa con la camorra. Chi ha avuto la possibilità di approfondire minimamente la differenza tra queste 2 forme di criminalità organizzata sa benissimo che esse possono essere complementari tra di loro ma mai analoghe. La mafia di Tornatore che si scruta (e certe volte anche a fatica) in questo film è un misto tra camorra, bullismo e corruzione che, però, nulla ha a che vedere con quella forma tentacolare dell'organizzazione mafiosa realmente esistente in quei tempi e (ahimè) anche ai giorni nostri. Forse il tema avrebbe meritato un approfondimento maggiore visto che le allusioni possono essere molte volte flebili in rapporto all'emotività del vissuto che pur si vuole rappresentare.
Grandiosa, invece, è stata la dettagliata descrizione delle differenze economiche delle varie classi sociali, con gli inevitabili risvolti comportamentali. Il quadro, da questo punto di vista, è completo e anche molto fedele alla realtà dei fatti.
Comunque, il film è buono, sicuramente da vedere e spero che possa raggiungere anche il traguardo della conquista di qualche Oscar.
Il regista, Giuseppe Tornatore, è garanzia di bravura e di eccelsa visione prospettiva dell'excursus storico oggetto della rappresentazione. Ottime le musiche firmate da quel grande artista che è Ennio Morricone. Il cast è d'eccezione: citando solo alcuni si ritrovano Vincenzo Salemme, Monica Bellucci, Michele Placido, Ficarra e Picone, Laura Chiatti, Leo Gullotta ed altri che forse in questo momento mi sfuggono.
La trama è ambientata in un paesino siciliano ( che dal titolo e dai luoghi dovrebbe essere riconducibile a Bagaria ) a partire dagli ultimi anni della seconda guerra mondiale e per quasi un cinquantennio sino ad arrivare ai giorni nostri con un artifizio artistico molto gradito e che non vi toglierò il gusto di scoprire andando al cinema.
Il film dura quasi 3 ore ma scorre con facilità e senza rallentamenti eccessivi se non nei momenti topici della storia.
Il quadro storico-politico che il regista compone è molto fedele alla realtà dei fatti se non per 2 eccezioni che mi avvio a sottolineare.
La prima riguarda il ritratto, alcune volte addirittura grottesco, fatto dei comunisti: sembrano tante persone senza nè arte nè parte, eternamente immersi nell'agone politico ma mai reali protagonisti delle loro esistenze. Mi rendo conto che in un momento storico (quello odierno) in cui comunista è divenuto, grazie al nostro "illuminatissimo" premier, sinonimo di "fetenzia" ,direbbero a Napoli per cui questa rappresentazione rischia di trovare parecchi (ingiusti) seguiti; ma in quel determinato periodo, all'indomani della conclusione della seconda guerra mondiale e, soprattutto, con ancora presente la visione dei partigiani che combattono e vincono contro i fascisti, francamente a me è sembrata un pò approssimativa e fragile.
Altro punto dolente è la scarna rappresentazione della mafia spesso confusa con la camorra. Chi ha avuto la possibilità di approfondire minimamente la differenza tra queste 2 forme di criminalità organizzata sa benissimo che esse possono essere complementari tra di loro ma mai analoghe. La mafia di Tornatore che si scruta (e certe volte anche a fatica) in questo film è un misto tra camorra, bullismo e corruzione che, però, nulla ha a che vedere con quella forma tentacolare dell'organizzazione mafiosa realmente esistente in quei tempi e (ahimè) anche ai giorni nostri. Forse il tema avrebbe meritato un approfondimento maggiore visto che le allusioni possono essere molte volte flebili in rapporto all'emotività del vissuto che pur si vuole rappresentare.
Grandiosa, invece, è stata la dettagliata descrizione delle differenze economiche delle varie classi sociali, con gli inevitabili risvolti comportamentali. Il quadro, da questo punto di vista, è completo e anche molto fedele alla realtà dei fatti.
Comunque, il film è buono, sicuramente da vedere e spero che possa raggiungere anche il traguardo della conquista di qualche Oscar.
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